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I colombi torraloli,parenti della forma originaria del piccione selvatico (Columba livia), ormai costituiscono un problema. Molti edifici, monumenti, palazzi, chiese, fabbriche (l'elencazione nel dettaglio sarebbe interminabile) vengono colonizzati da questi uccelli.


Ci addentriamo dunque nell'aspetto negativo del colombo, assurto, in molte realtà urbane, al ruolo di «infestante». Per rigore di metodo, segue ora un breve accenno alla sua biologia: il colombo raggiunge la maturità sessuale a 5- 6 mesi, le covate possono essere fino a 10 l'anno, costituite mediamente da 2 uova. Siamo lontani dalle capacità riproduttive degli infestanti classici (topi, blatte ecc.) ma quella del colombo è una realtà che va a mano a mano aumentando anche perché è più difficile pensare a questo uccello come ad un nemico da combattere e, giustamente, gli riconosciamo alcuni diritti che non valgono certo per i topi. Purtroppo però, e bisogna dirlo, i colombi veicolano un gran numero di malattie (una sessantina) ed ospitano pericolosi ectoparassiti. Vediamo insieme: histoplasmosis (malattia fungina dell'apparato respiratorio); candidiasis (infezione fungina della pelle, delle mucose della bocca, del sistema respiratorio, intestinale ed in particolare del tratto urogenitale femminile); criptococcosis (patogeno che vive nel tratto intestinale dei piccioni: attacca il sistema respiratorio e può causare serie aggravanze sul sistema nervoso centrale); encefalite di St. Louis (può essere mortale per le persone anziane, causata dal virus gruppo B veicolato dalle zanzare); salmonellosi (i batteri vivono negli escrementi di questi uccelli).



Gli ectoparassiti dei colombi sono una cinquantina: cimici, che in particolari condizioni attaccano l' uomo e gli animali domestici; acari (Dermanyssus gallinae), portatori di virus dell'encefalite che possono anche dar luogo a dermatiti ed attaccare specificatamente i polli; Tenebrio molitor (verme della farina) che vive anche nei nidi dei piccioni; Argas refìexus (zecca molle), vive fra le piume e nei nidi e può attaccare uomini ed animali domestici. Quanto sopra esposto, nonostante la sua incompletezza, basta già a rendere evidente quanto sia pericolosa, per la salute degli uomini, la presenza di questi volatili. Esiste poi un altro danno causato dai colombi urbanizzati e cioè quello derivante dai loro escrementi che imbrattano, corrodono, infettano il patrimonio edile ad essi esposto.

 

Come controllarli dunque?

La risposta non è semplice ed ha anche complesse implicanze legali. 


Limitandoci ad una disamina tecnico-applicativa possiamo contemplare:
mezzi fisici: reti di protezione, strisce di plastica o di metallo, falsi sparvieri, sorgenti di rumore, trappole, circuiti elettrici a basso voltaggio ecc.;
mezzi chimici: controllo farmacologico della fertilità;
mezzi biologici:  si sta studiando la possibilità di introdurre tra i piccioni altre specie di volatili rivali.
Un mezzo che sembra ottenere risultati lusinghieri è l' uso di stucchi repellenti. Essi, se ben impiegati, rappresentano un valido aiuto per risolvere circoscritte infestazioni. Non danneggiano i colombi, ma agiscoono come repellente: gli uccelli disertano le superfici trattate e cercano altri luoghi ove posarsi. Infatti, l' uso dei repellenti permette di allontanare lo stormo da zone dove la sua presenza è particolarmente dannosa (monumenti storici, basiliche, edifici scolastici ecc.) ma, siccome gli uccelli devono pur «impossessarsi» di qualche altro luogo, si evince che il problema non è totalmente risolto. Se il numero dei piccioni di quella zona è sotto la soglia di tollerabilità, tutto va bene. In caso contrario, si rende necessario integrare gli interventi con altri mezzi.