Al rientro dalle vacanze sono stati tanti gli avvistamenti di vespa orientalis, un calabrone che si distingue dalle vespe che siamo abituati a vedere per caratteristiche fisiche uniche nel suo genere: è lunga tra i 3 e i 5 centimetri e il suo corpo ha un colore rossiccio.
DIFFUSIONE IN ITALIA
La Vespa orientalis è diffusa ormai da diversi anni nelle regioni meridionali italiane, in particolare in Calabria, Campania e Sicilia. Recentemente, però, è stata avvistata più frequentemente anche in regioni centro-settentrionali dove risultava quasi assente: Lazio, Toscana, Liguria e Friuli-Venzia Giulia.
Oltre alla Vespa orientalis, in Italia sono diffuse altre due specie di calabroni: Vespa crabro, cioè il comune calabrone europeo, e la Vespa velutina, detta anche calabrone asiatico. Ad oggi queste due specie e la Vespa orientalis coesistono solo in due regioni in tutta Europa: Liguria e Toscana.
RISCHI PER L’UOMO
Facendo parte della famiglia degli imenotteri, la Vespa orientalis produce un veleno tossico per gli esseri umani, la cui sensibilità varia notevolmente da persona a persona. A chi è particolarmente sensibile, infatti, una semplice puntura può causare una reazione anafilattica potenzialmente mortale. La quantità di veleno prodotta dalla Vespa orientalis, però, è molto simile a quella di altri imenotteri e, anche se può pungere più volte, la maggior parte del veleno viene trasferito alla prima puntura. La specie di calabrone più pericolosa per l’uomo è la Vespa velutina, che può superare i 5,5 centimetri di lunghezza e iniettare una quantità maggiore di veleno.
RICONOSCERE I NIDI
La Vespa orientalis costruisce nidi più piccoli e in luoghi più riparati rispetto agli altri calabroni. Predilige, infatti, fessure e crepe degli edifici, oppure i cassonetti delle tapparelle. Anche se più piccoli, questi nidi restano comunque pericolosi in quanto possono contenere centinaia di esemplari, pertanto l’attenzione deve essere sempre alta e la rimozione deve avvenire al più presto, attraverso un intervento professionale.
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