27/03/2018

CIMICE DEI LETTI: L’IMPORTANZA DI INTERVENIRE SUBITO

La cimice dei letti si nutre di sangue ed entra in contatto con l’ospite esclusivamente al momento della nutrizione.

Poiché il pasto di sangue richiede mediamente una decina di minuti di tempo (da 3 a 15), le cimici tendono a creare annidamenti in stretta prossimità di tutti quei luoghi dove un ospite dorme (o sosta in stato di quiete), per il tempo necessario a raggiungerlo, nutrirsi e tornare a nascondersi. Meglio poi se al buio o comunque in condizioni di scarsa illuminazione ambientale perché sono insetti tendenzialmente lucifugi. Maggiore è la strada per raggiungere l’ospite, maggiore è il rischio di essere esposti a predatori e/o parassiti e di essere avvistati dall’ospite.

Le cimici pertanto tendono ad annidarsi molto vicino al proprio ospite e, considerando che pungono solo su pelle esposta, in prossimità di dove risulta più facile nutrirsi. Nei letti, ad esempio, le infestazioni iniziano praticamente sempre dalla parte della testa, in quanto risulta più facile raggiungere faccia, collo, mani e braccia, che non sono protetti dagli indumenti notturni e spesso restano fuori da coperte e lenzuola.

Salvo rari casi, una infestazione ha origine da un numero molto ridotto di esemplari, introdotti nel nuovo ambiente in maniera accidentale o provenienti autonomamente da contesti già infestati adiacenti. Nel giro di pochi giorni le cimici localizzano un “punto caldo”, ovvero un luogo dove l’ospite dorme o sosta a lungo, lo raggiungono e iniziano ad annidarsi nelle immediate vicinanze, scegliendo le posizioni migliori e più prossime all’ospite. È credenza comune che, a questo punto, le cimici comincino immediatamente a riprodursi a gran velocità, aumentando di numero in modo esponenziale.

Le cose, in realtà, procedono in modo assai differente. L’aumento di popolazione nella prima fase iniziale dell’infestazione è in realtà molto ridotto e non supera, quando va bene, qualche decina di esemplari. Dopodiché l’infestazione rimane in stato di quiete per alcune settimane, ovvero il tempo necessario perché i nuovi nati raggiungano lo stadio adulto e comincino a deporre le uova. È a questo punto che l’aumento di popolazione tende a diventare esponenziale e l’infestazione “decolla”. Ma tra il momento del “contagio” e quello del “decollo” c’è una finestra temporale di 5-6 settimane, durante la quale le cimici sono poche, tendono a rimanere tutte insieme nello stesso annidamento ed è possibile localizzarle ed eliminarle in modo più facile e rapido.

Identificare tempestivamente i nuovi fenomeni di infestazione, in sostanza, consente di evitare di doversi confrontare in seguito con fenomeni più gravi e più difficili da affrontare. Questa informazione è ovviamente del tutto inutile quando si interviene sul caso isolato, ma risulta di fondamentale importanza quando si impostano protocolli di gestione del problema in situazioni ad alto rischio.

Effettuando controlli e ispezioni ogni 4 settimane, infatti, non si lascia mai abbastanza tempo per raggiungere la fase “esponenziale” e si ha sempre a che fare con fenomeni di dimensioni ridotte. Dopo 5-6 settimane, si diceva, l’infestazione decolla, le cimici cominciano a riprodursi freneticamente e a colonizzare, sulla base dei meccanismi già descritti in precedenza, dapprima le posizioni migliori e poi, via via, tutti gli altri punti disponibili allontanandosi progressivamente dall’ospite.